Quando la scuola dell’obbligo diventa un dovere morale

Era un assolato sabato di febbraio quando fui informato del caso di Martina (nome di fantasia). Mi sopraggiunse una telefonata, il mio interlocutore aveva un accento straniero e la storia che mi raccontava aveva dell’incredibile: “Mia figlia Martina – esordì la giovane voce dall’altra parte del telefono – ha quindici anni, decise di abbandonare la scuola due anni fa mentre frequentava la classe seconda media a causa di incompatibilità caratteriali con i suoi compagni di classe, da tre anni non esce di casa, non studia e non fa nulla, eccetto giocare al computer”.

Inutile sottolineare che l’espressione “incompatibilità caratteriale” sia stato da me riportato per non riportare quel termine sempre respinto da tutte le parti tirate in causa in questa particolare vicenda: bullismo.

La conversazione dura all’incirca 15 minuti, durante i quali la mamma di Martina mi racconta dei trascorsi con i servizi sociali e le apparizioni davanti al tribunale dei minori; a poco a poco comprendo che, alla base della cosiddetta incompatibilità con i compagni di classe, la causa del problema è l’avanzato stadio di obesità della figlia.
“Signora – concludo io dopo un po’ – credo che il suo obiettivo sia quello di far conseguire la licenza media a sua figlia entro questo giugno. Le chiedo dunque di potermi impegnare in prima persona nella causa e le garantisco che farò tutto il possibile”.

Tutto il possibile? No, in questi casi il possibile non basta. In tali circostanze occorre attrezzarsi per l’impossibile: immaginate una ragazza rinchiusa da due anni entro quattro mura, priva di ogni minima competenza tecnica per affrontare un esame di terza media, non disposta a far ritorno nella propria scuola per alcuna ragione al mondo. Immaginate ora un pool di professori, specialisti della formazione, esperti della psicologia umana e dei rapporti familiari che vogliono (legittimamente, sia chiaro) sovraintendere e dire la propria su tutto l’iter in questione.

Scrivo questo testo in una calda giornata di giugno, dopo che i cartelloni di un istituto bolognese mi hanno dato l’inconfutabile certezza di aver raggiunto quel risultato che fino a quattro mesi fa ritenevo irrealizzabile; scrivo ma non so quando avrò il coraggio di pubblicare questo pezzo, scrivo d’istinto poiché questa esperienza mi ha toccato personalmente.
La domanda che mi sono posto è: “Se nella situazione di Martina ci fosse stata mia figlia come vi sareste comportati?”

Mantenendo ben in testa la risposta che io mi sarei dato, ho incontrato personalmente tutte le figure in causa di questa vicenda ed ho riflettuto attentamente sulle opinioni di ognuno (anche dal punto di vista economico) per arrivare a realizzare un percorso didattico personalizzato per Martina.

Ogni giorno per tre mesi, in concomitanza con un’ipotetica giornata scolastica, un’equipe di docenti scelto del centro didattico Matemagia si è recato presso l’abitazione di Martina e, in accordo con la scuola della ragazza, hanno svolto un programma scolastico atto a preparare la studentessa all’esame di terza media.

Martina ha sostenuto con valutazione sufficiente l’esame di terza media presso il medesimo plesso scolastico dove da anni rifiutava di entrare, in una sezione diversa per evitare il contatto con gli ex compagni di classe; ciò è stato possibile anche grazie all’interessamento dal punto di vista della burocrazia e delle modulistiche, interamente seguito dalla segreteria del centro didattico Matemagia, la quale ha guidato la famiglia di Martina nella fase di formalizzazione del ritiro scolastico e di presentazione di domanda da esterno per l’esame di terza media.

Da ogni punto di vista, questa può essere considerata una “storia di successo” ed un esempio di buona didattica. Analizzando a fondo l’accaduto, risulta evidente che tale esito non sarebbe mai stato possibile senza un interessamento emotivo importante da parte di tutti noi. Dai professori Matemagia alla segreteria, dal personale scolastico al sottoscritto, tutti noi abbiamo collaborato non solo per l’espletamento di un percorso afferente alla scuola dell’obbligo, ma soprattutto all’adempimento di un nostro obbligo morale: il futuro di Martina