Come cambia l’anno scolastico a causa del Coronavirus?

Elena Barbagli, coordinatrice delle sedi di Matemagia, ci spiega in un’intervista la situazione scolastica in relazione all’emergenza Coronavirus e commenta alcuni possibili scenari per gli studenti al momento del rientro in classe o nelle aule universitarie.

1) Cosa prevede il provvedimento di chiusura delle scuole di lunedì 2 marzo?

Innanzitutto, è bene precisare che tra i provvedimenti del periodo 24 febbraio – 1° marzo e il decreto emanato domenica 1° marzo e valido per la settimana in corso vi siano differenze di carattere tecnico e di contenuto.

Le prime ordinanze erano di carattere regionale e chiudevano completamente le scuole. Il decreto di domenica 1° marzo è un atto firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, quindi ha carattere nazionale e, a seconda dell’appartenenza di un territorio a zone rosse, gialle o verdi, sospende le attività didattiche in presenza.

Sospensione didattica non significa chiusura. E, infatti, mentre le ordinanze regionali impedivano l’accesso agli edifici scolastici a studenti, personale ATA e docenti, il decreto invece impedisce solamente gli assemblamenti di alunni. A lato del provvedimento, per salvaguardare la didattica, molte scuole hanno incentivato il ricorso alla didattica on-line.

Resta da vedere, in queste ore frenetiche, come il nuovo decreto limiterà la fruizione scolastica da qui al 15 marzo.

L’intero comparto scuola ed università naviga a vista in attesa di conoscere i dettagli attuativi del decreto emanato nelle ultime ore: di sicuro c’è che non si tornerà alla normalità prima di lunedì 16.

2) Quali sono le applicazioni pratiche nella didattica online?

Partiamo dal presupposto che esistono già sul mercato, anche open source, piattaforme FAD, cioè “formazione a distanza”, che rendono possibile l’insegnamento online e l’accesso a materiali didattici capaci di sostituire la classica lezione frontale.

Tuttavia, vent’anni di applicazione ci hanno insegnato che tali strumenti siano idonei a contesti aziendali e di aggiornamento professionali ma non si prestino alla didattica scolare.

A mio avviso, quello che manca non è tanto la struttura informatica quanto una forma mentis lato studenti e lato insegnanti: i contenuti, le tecniche di insegnamento diffuse e le logiche sottese alla scuola non possono prescindere dalla lezione frontale.

Un diverso capitolo potrebbe essere aperto per l’università, ma limitatamente alla scuola dell’obbligo la didattica on-line risulta, salvo rare eccezioni, anacronistica.

3) Cosa cambia a livello pratico per la vita degli studenti?

Per quanto riguarda la gestione di questa emergenza, molti insegnanti hanno caricato materiale, compiti ed esercizi sul registro elettronico, lasciando agli studenti questi materiali in self studying.

Questo ad ulteriore suffragio di quanto da me detto circa l’inapplicabilità della didattica on-line: non sono stati prodotti contenuti originali, multimediali ed inediti, nella maggioranza dei casi sono stati assegnati compiti dai libri di testo.

Avendo quattro sedi nel centro-nord, quindi non distanti dalle zone più interessate dalla crisi sanitaria in atto, abbiamo potuto riscontrare trend diversi anche per ciò che riguarda le nostre attività.

A Bologna abbiamo ricevuto richieste di studenti che ci hanno contattato per ripetizioni mattutine vista la chiusura delle scuole. Durante queste lezioni ci hanno chiesto supporto per affrontare proprio le attività autonome che hanno trovato sul registro elettronico.

A Milano e a Torino, invece, abbiamo notato un calo molto forte della domanda di ripetizioni, probabilmente perché il virus in quelle zone veniva e viene avvertito come molto più presente.

A Firenze, dove finora non ci sono state interruzioni alla didattica, abbiamo notato che le nostre attività a supporto degli studenti sono rimaste pressoché inalterate.

Resta da verificare, tuttavia, come muterà il comportamento degli alunni e dei genitori a fronte di questo ultimo decreto: nelle aree di Emilia e Lombardia lo stop raggiungerà i 20 giorni!

4) Cosa è lecito attendersi dal rientro a scuola?

L’assegnazione di compiti e argomenti nuovi sul registro elettronico capovolge quella che è la didattica tradizionale, che prevede una lezione frontale in presenza, seguita da uno studio autonomo e da una verifica finale. Si sta, involontariamente, applicando un rudimentale concetto di flipped classroom. Questo è interessante su un versante didattico per chi si occupa di teoria della formazione, ma temo che presto ci scontreremo con la realtà. La scuola ha bisogno di voti, anche in vista degli incontri con i genitori da qui a qualche settimana. Mi aspetto quindi una forte accelerazione dello svolgimento dei programmi alla ripresa dell’attività didattica. Per questo chi tergiversa troppo in questa fase di stallo potrebbe avere grosse difficoltà al momento del rientro.

5) È lecito attendersi che il calendario delle scuole venga ridotto?

Per rispondere occorre rifarsi a una norma del 2012. In quell’anno, per via delle nevicate e del terremoto in Emilia, fu disposto che in caso di chiusure eccezionali delle scuole il numero delle giornate scolastiche potesse essere ridotto sotto la fatidica soglia di 200 senza intaccare la validità dell’anno scolastico. Inoltre, l’emergenza coronavirus ha fin qui, dal punto di vista delle sospensioni di attività scolari, un carattere non uguale su tutto il territorio nazionale. Questo lascia intendere che le date nazionali per gli esami di Stato non verranno cambiate per una situazione che, seppur seria, non ha avuto effetti uguali su tutto il territorio nazionale. La mia opinione è che non ci saranno modifiche sostanziali ai calendari: si finirà l’anno consapevoli che in alcune regioni mancheranno dei giorni di lezione e, come dicevo prima, si andrà svelti per completare la realizzazione dei programmi nazionali.

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