Scuola coronavirus

I cinque danni del Coronavirus a scuola

È passato ormai quasi un anno dall’ultima campanella: era il 21 febbraio 2020.

 

Da quel momento la scuola italiana ha dapprima conosciuto la D.A.D. per necessità, poi si è adagiata su di essa per pigrizia di chi, dovendo organizzare un rientro alla “normalità” senza D.A.D., ha ritenuto che in fondo potesse essere normale anche continuare con questa modalità.

Dare un giudizio sull’applicazione che ciascun istituto ha dato della didattica a distanza è impensabile: ci sono istituti in cui è funzionato meglio, scuole in cui ha funzionato peggio, posti in cui non ha proprio funzionato ma poi “tanto ci promuovono tutti“.

Quello che ci sentiamo di fare, forti di esperienze dirette, è invece mettere in guardia sulle conseguenze che la D.A.D. ha sul vivere quotidiano dei nostri figli. Perché, ricordiamolo, non siamo di fronte ad adulti che svolgono attività di telelavoro: stiamo parlando di adolescenti, con necessità e bisogni del tutto diversi e, soprattutto, fondamentali.

 

E proprio per questo motivo, riteniamo che i fattori psicologici, didattici ed educativi compromessi dalla D.A.D. siano cinque:

 

1) La diseducazione del moto a luogo.

Alzarsi alla mattina, rendersi presentabili al mondo esterno, scegliere quali vestiti indossare, prendere un autobus con altre persone e recarsi in orario in un luogo.

Tutte queste attività sono alla base della nostra società e completano la formazione di un giovane adulto.

 

2) La perdita della socialità.

Senza doverla tirare per le lunghe su quanto manchi il contatto fisico con i compagni di classe, vi sono aspetti della socialità legata alla scuola da cui non si può trascendere.

Stiamo parlando del sedersi composti, del non poter sbadigliare visibilmente in pubblico, del mantenere il silenzio e del parlare correttamente – sia come registro linguistico che come modi – che rappresentano la base del vivere comune.

La scuola non è solo nozioni – per quello sarebbe molto meglio un documentario, una serie di Netflix od un video su Youtube – bensì è l’insieme delle emozioni, dei momenti che compongono una giornata trascorsa in un luogo con i propri coetanei e con gli adulti.

 

3) La distrazione socialmente corretta.

L’avvento delle nuove tecnologie ha ridotto notevolmente il tempo medio di attenzione degli adulti e dei giovani. In particolare, da anni si è diffusa la propensione al double-screen: moltissimi giovani – e meno giovani – guardano la televisione mentre controllano aggiornamenti sul proprio smartphone, facendo zapping fra i due schermi per aumentare la velocità delle informazioni in loro possesso.

La maggior parte delle lezioni in D.A.D. consente deliberatamente il fenomeno del double-screen agli alunni che, riducendo ad icona la lezione del proprio docente, giocano al computer oppure chattano con il cellulare.

Questo fenomeno è praticamente incontrollabile e consente ai ragazzi di risultare davanti allo schermo (con web-cam accesa) mentre disinteressatamente svolgono altre attività. Si tratta della distrazione socialmente corretta.

 

4) Ingiudicabilità delle prestazioni.

I due principali metodi per contrastare la disattenzione – in un contesto scolastico “normale” – sono la reprimenda e la cattiva valutazione. Se la prima è resa impossibile dall’assenza di presenza fisica la seconda è, se vogliamo, ancora più difficile.

Ormai da mesi si protrae il malcostume di compiti copiati, esami svolti con l’ausilio di fratelli maggiori, soluzioni condivise nelle chat di classe ed interrogazioni fatte leggendo il libro.

L’assenza di valutazione comporta un livellamento dei valori e costituisce il paese dei balocchi per chi, forte di una maggiore furbizia, porta a casa il risultato con il minimo sforzo.

 

5) L’alibi per le valutazioni finali

Comunque vada – anche se le cose dovessero andare molto male – stiamo contrastando un evento eccezionale e la lettura dei risultati finali deve essere comunque calata in un contesto eccezionale.

Forti del “tutti promossi” dell’anno appena concluso e dell’ingiudicabilità delle prestazioni durante il periodo di D.A.D. sarà difficile trovare la forza di bocciare in un contesto come questo.

Questo perché anche le valutazioni negative sarebbero oggetto di contestazione ed eventuali ricorsi.

 

Con il prolungarsi della D.A.D. questi cinque fattori andranno a crescere sempre maggiormente, così come aumenterà il divario formativo e le lacune.

In generale, dunque, l’unico modo per tornare ad avere una formazione normale è tornare ad una didattica normale, facendo molto attenzione a quelle che saranno le tre insidie principali che potrebbero costare la bocciatura.