La didattica a distanza e la scuola che si promuove da sola

L’anno scolastico più strano e particolare dal dopoguerra sta per andare in archivio. Paradossalmente, l’esito mette più o meno tutti d’accordo: gli alunni sono promossi, i docenti si sono visti riconosciuto il diritto allo stipendio completo lavorando da remoto, i genitori fra poche settimane si vedranno alleggeriti dell’onere di sovraintendere lo studio quotidiano dei propri figli, congiungendo il proprio smart working al monitoraggio dell’effettivo collegamento degli stessi alle aule virtuali.

Tuttavia, senza voler mettere sotto processo nessuno, facciamoci una domanda seria e diamoci una risposta sincera: ha funzionato veramente questa didattica a distanza (D.A.D.)?

Il 26 marzo 2020 il ministro Lucia Azzolina rese pubblici in Parlamento dati confortanti, che dipingevano la scuola come un’oasi felice: “Oltre il 93% delle scuole ha predisposto didattica on-line, la quasi totalità degli alunni assiste quotidianamente alle lezioni nelle aule digitali. Questo risultato è stato possibile grazie all’encomiabile lavoro degli insegnanti, che dobbiamo ringraziare. Il Ministero si impegna a destinare alle scuole risorse necessarie per l’acquisto di attrezzature informatiche. Nessuno sarà lasciato indietro ma, ripeto, la didattica a distanza funziona”.

Confidando pienamente nell’onestà intellettuale e nella genuinità del ministro, tuttavia temiamo che l’esaltazione del settore scolastico debba essere ponderato con un po’ di sano realismo e, perché no, con un pizzico di cinismo e freddezza:

  • I dati resi pubblici in Parlamento sono frutto di un questionario somministrato ai dirigenti scolastici. Gli stessi dirigenti scolastici che, sulla base delle risposte fornite, si sono visti elargire i fondi per acquistare materiale tecnologico. Una cosa del tipo: “Signor preside, nella sua scuola state facendo didattica digitale oppure si vuole costituire come nullafacente?”. A risposta positiva poi: “È encomiabile che nel suo istituto si faccia didattica digitale. Sta sviluppando progetti che richiedano un contributo del ministero oppure dobbiamo passare al prossimo dirigente da intervistare?”
  • Nelle settimane immediatamente successive al lockdown molti genitori riempivano la rete con accorati appelli circa la latitanza di molti docenti e la scarsezza di dispositivi tecnologici adeguati allo svolgimento delle attività. Il problema è poi passato in secondo piano nella prima settimana di aprile, in concomitanza – non sappiamo quanto casuale – con il messaggio del “sei politico” annunciato a reti unificate dal ministro stesso
  • Il 17 marzo tutti i sindacati della scuola, rappresentanti centinaia di migliaia di docenti, attaccarono con una furente nota le scelte del ministero sulla D.A.D. per poi, in un secondo momento, non dare seguito alle azioni indicate nella nota stessa. Anche qui il problema è passato in secondo piano in concomitanza – non sappiamo quanto casuale – con il messaggio del “sei politico” e conseguente impossibilità di ricorsi su valutazioni finali e del “non rientro a scuola” che di fatto rendeva non oggettivamente misurabile il lavoro a distanza svolto dai docenti.

A sollevare ulteriori dubbi ci sono i dati ISTAT secondo i quali una famiglia italiana su tre non possiede un computer e il dato secondo il quale oltre 3.000 comuni italiani non sono raggiunti da una rete internet.

Lucia Azzolina, trentottenne siracusana che prima di essere messa a capo del dicastero a cui afferiscono 110 miliardi di finanze pubbliche, che amministra 8 milioni di studenti e che controlla direttamente un terzo di tutti i dipendenti statali italiani, svolgeva supplenze di filosofia in provincia di Biella, dichiara di aver realizzato un’infrastruttura di didattica digitale perfettamente operativa che ha consentito a 850.000 docenti di espletare il proprio lavoro dalla propria abitazione.

La verità è che questa scuola digitale non sarà mai valutata, questa scuola digitale si è promossa da sola. Anzi, l’intero mondo della scuola si è promosso da solo. E forse va bene a tutti così.

Foto di Photo Mix da Pixabay

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