Maturità: discriminazione per gli studenti privatisti?

Lo scorso 8 aprile il Ministero dell’Istruzione, presieduto dal Ministro Lucia Azzolina, ha ufficializzato le modalità di conclusione dell’anno scolastico 2019/20. I principali punti del D.L. 22/2020, così come posto all’attenzione del Parlamento, erano già stati anticipati in conferenza stampa dal massimo esponente di Viale Trastevere già nella conferenza stampa del 1 aprile 2020: maturità con commissione interna e svolta secondo gli ormai famigerati scenari, accesso alla classe successiva garantito per tutti coloro che concludono classi intermedie, esame di terza media convertito in consegna di elaborato conclusivo.

Tuttavia, nelle pieghe del decreto, vi è una misura drastica e assolutamente asimmetrica in materia di equità che la titolare del Ministero ha omesso di citare: il diverso trattamento che avranno i privatisti. Al comma 6 e 7 dell’art. 1 del decreto legge il Ministro condiziona pesantemente i progetti, il futuro ed il diritto ad un esame di quasi 50.000 candidati esterni all’esame di Stato 2020:

  • Contrariamente a quanto accade per i maturandi, per i candidati esterni è prevista una verifica delle competenze in presenza attraverso esami scritti e orali di tutte le materie e su tutto il programma con commissione dedicata. Tale prova si svolgerà al termine dell’emergenza sanitaria e non è subordinata ad alcuno scenario: che sia a giugno, che sia a luglio, che sia ad agosto
  • Se e solo se l’alunno risulterà positivo a tutte in tutte le materie quest’ultimo potrà accedere allo svolgimento dell’esame di Stato in sessione straordinario nel mese di settembre 2020, che sarà svolto in presenza seppur con le stesse modalità di accertamento previste per i candidati esterni

Più che una differenza di trattamento questa distinzione a discapito dei candidati esterni appare un vero e proprio accanimento nei confronti di una categoria che ha l’unica colpa di essersi voluta prendere una rivincita formativa, di desiderare una cultura e un titolo di studio.

I candidati esterni, detti anche privatisti, sono solitamente adulti in possesso di terza media che conseguono il titolo lavorando, giovani professionisti nell’ambito dell’arte e dello sport che non possono adempiere all’obbligo di frequenza scolare oppure alunni che, dopo un passo falso scolastico, decidono di studiare il doppio degli altri per conseguire il titolo di diploma di Stato partendo dall’accesso alla quarta superiore con un percorso due anni in uno.

A oggi non è dato sapere quale sia la ratio legis che costringa dei volenterosi studenti ad affrontare una prova con commissione completamente esterna, in modalità più difficile e in tempi allungati, ma quello che è più grave è che tale discriminazione spesso condiziona i piani di vita di molti di questi studenti:

  • svolgere l’esame di Stato in sessione straordinaria a settembre 2020 inibisce la quasi totalità dei candidati alla partecipazione ai test di ingresso per l’università 2020/21
  • ottenere il titolo di studio con oltre sessanta giorni di ritardo non consente di adempiere obblighi lavorativi, accedere a procedure concorsuali e dare seguito ad eventuali impegni presi prima dell’estate

Contro quella che è da più parti considerata un’autentica lesione del diritto allo studio si è schierato un gruppo autocostituito di alunni privatisti che, in pochi giorni, ha raccolto migliaia di firme in una petizione accessibile dal web.

L’auspicio è quello che il Parlamento rettifichi quanto disposto dal D.L. 22/2020 ai commi 6 e 7 del primo articolo, consentendo agli alunni privatisti di svolgere l’esame di Stato nelle stesse modalità e negli stessi tempi predisposti per tutti gli alunni di quinta superiore d’Italia.

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