rientro a scuola

Back to school: come si ritornerà a scuola?

Il tema del rientro a scuola a settembre è stato ed è tuttora molto caldo: negli ultimi giorni sono state emanate alcune indicazioni e linee guida che hanno contribuito a fare luce su alcune delle incertezze riguardanti la questione, che tuttavia non sembra essersi ancora risolta completamente.

 

Ma come sarà il ritorno tra i banchi?

Intanto, a partire dal 1 settembre sono ricominciati i corsi di recupero, con quella che può essere definita la prima prova post lockdown per le scuole. La data ufficiale fissata invece per l’inizio delle nuove lezioni è il 14 settembre 2020, anche se alcune Regioni rappresenteranno un’eccezione alla regola, anticipando il suono della campanella – come nella Provincia autonoma di Bolzano – oppure ritardandolo, come nel caso dell’Abruzzo e della Basilicata.

Ma come risulterà questo ritorno a scuola dopo quello che è sembrato un interminabile lockdown? Ne sappiamo qualcosa di più grazie alle linee guida che sono state pubblicate dal Miur, che tuttavia non possono essere considerate del tutto esaustive dal momento che ogni istituto potrà applicarle e gestirle in funzione della propria autonomia scolastica: questo potrà manifestarsi per esempio suddividendo le classi in più gruppi, applicando la frequenza scolastica a turni differenziati, alternando didattica in presenza a didattica a distanza, oppure estendendo la didattica al sabato.

 

Quel che è certo, è che il mantenimento della distanza sociale dovrà essere la prima regola da seguire in maniera categorica.

Nelle suddette linee guida sono state date delle indicazioni piuttosto precise in merito. Per quanto riguarda le aule, in esse si dovrà garantire uno spazio individuale di almeno due metri quadrati, compreso lo spazio occupato dal banco. I primi banchi singoli ordinati dal Ministero sono già arrivati in alcune scuole, mentre altre classi saranno costrette ad aspettare il mese di ottobre. Inoltre, lo spazio tra la cattedra e i banchi in prima fila dovrà essere di almeno due metri.

Nei corridoi e nelle altre zone di passaggio a rischio assembramento bisognerà sempre indossare le mascherine e non dovranno crearsi affollamenti. L’istituto dovrà pensare a creare percorsi di entrata e di uscita differenti per garantire la distanza di almeno un metro tra gli studenti ed evitare così ogni stretto contatto con l’altro. Durante l’ingresso e l’uscita sarà necessario sempre indossare la mascherina.

In generale, per poter garantire il giusto distanziamento, l’istituto potrà riorganizzare, migliorare e valorizzare spazi già presenti a scuola attraverso degli interventi di manutenzione ordinaria o di “edilizia leggera”, creando spazi supplementari nelle aree scolastiche all’aperto.

 

Mascherine: quando e dove indossarle?

La seconda fondamentale regola da seguire sarà quella riguardante la mascherina. Di quando e dove indossarla durante il futuro anno scolastico si è parlato e si continua a parlare a lungo. Secondo il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) i ragazzi delle scuole superiori dovranno portarla anche al banco, non importa se la distanza fra gli alunni sia oltre il metro: è bene che gli studenti continuino a indossarla anche durante le lezioni, categoricamente quelle di tipo chirurgico usa e getta.

In parziale disaccordo, tuttavia, recentemente il ministro Speranza ha affermato: “Dividiamo due momenti: i momenti dinamici dove ci sono rischi concreti per i nostri studenti di poter avere contatti più ristretti a meno di un metro di distanza, e momenti invece statici, cioè in cui lo studente è fermo, penso per esempio ad una lezione, ascolta il docente, ha una distanza di almeno un metro  dagli altri studenti. In quel momento statico la mascherina che è  obbligatoria negli altri momenti può essere naturalmente abbassata”

Al momento quindi, non c’è ancora certezza riguardo all’indossare la mascherina anche durante la lezione, seduti al banco.

Ma cosa fare nel caso in cui un alunno si dovesse rifiutare di indossare il dispositivo di protezione? Anche in questo caso al momento non vi sono regole precise: l’istituto potrà applicare delle scelte in base alla propria autonomia scolastica, come per esempio quelle di prevedere la sospensione o il 5 in condotta per gli studenti restii a indossare i dispositivi di protezione individuale.

 

La domanda, infine, che tutti si stanno ponendo è: cosa succede se uno studente risulta positivo?

Si tratta senza dubbio della questione più delicata fra tutte, dal momento che, come sappiamo, la positività al Covid-19 comporta un periodo di quarantena. Tanto per cominciare, gli studenti dovranno misurare la propria temperatura corporea a casa: qualora questa superi i 37,5° sono obbligati a restare nel proprio domicilio. Sarà responsabilità dei genitori informare il pediatra o il medico curante che, in caso di sospetto Covid-19, richiede tempestivamente il test diagnostico.

Nel caso invece in cui uno studente manifesti i possibili sintomi del coronavirus durante l’orario scolastico, la scuola dovrà allertare il referente che farà avvertire immediatamente i genitori. L’alunno deve essere dotato di una mascherina chirurgica e ospitato in una stanza dedicata dove sarà necessario procedere all’eventuale rilevazione della temperatura corporea.

Qualora fosse risultata la positività al coronavirus, a questo punto bisognerà attendere la guarigione clinica, cioè la totale assenza di sintomi, dell’alunno. Nel frattempo, i contatti stretti individuati dal Dipartimento di prevenzione con le attività di tracciamento saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Stesse modalità anche per quanto riguarda i lavoratori scolastici.

Infine, il Dipartimento di prevenzione valuterà la possibilità di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e all’eventuale personale scolastico; stessa cosa per quanto riguarda l’eventuale chiusura di una scuola o parte della stessa.

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